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Le emozioni non sono il problema

piangere

Per cultura siamo abituati a credere che le emozioni, di gioia o di dolore che siano,  abbiamo bisogno di essere controllate; pertanto  risultino qualcosa da tenere a bada.

Probabilmente questo perché in passato si è creduto al fatto che le emozioni che l’essere umano provi, facciano parte di un qualcosa che l’individuo stesso non può controllare e quindi derivino da una parte sconosciuta alla nostra mente conscia.

Lontani dal pensare di convivere con le nostre emozioni, siamo sempre ricorsi ad una soluzione per limitare i danni emotivi e domare quello che reputavamo meramente istintuale.

Visto come istanza animale, fonte di istinti e pulsioni incontrollate o come la parte più tenebrosa e oscura dell’essere umano, tanto da tenersi ben in guardia, il nostro inconscioè  stato a lungo demonizzato e ritenuto causa di danni alle volte irreparabili.

Tendenzialmente l’uomo vive un disagio quando si tratta di mettersi a nudo e comunicare con se stesso, come se davvero ci fosse qualcosa che egli stesso ritiene di non poter controllare.

Nessuno però allora considerava l’inconscio come quella parte complementare dell’individuo senza la quale non ci sarebbe il motore propulsivo energetico necessario a vivere. All’inconscio la natura ha assegnato compiti ben più avanzati di quelli che potremmo prevedere e sicuramente attraverso questi ultimi si è assicurata il  funzionamento di un sistema complesso e affascinante: il dualismo contrappositivo del verso e dell’inverso, caratteristica della mente umana.

L’inconscio, all’interno degli studi sul comportamento umano inglobati nelle discipline analogiche benemegliane, è un serbatoio emotivo, il contenitore del nostro vissuto e, senza dubbio, il  motore delle nostre scelte: “Non cade foglia che l’inconscio non  voglia”, cita Stefano Benemeglio. L’istanza emotiva-analogica è una vera intelligenza spinta a perseguire specifici obiettivi.

Convivere con le emozioni vuol dire innanzitutto non soffocarle e garantire il flusso energetico verso il bersaglio specifico.

Più l’individuo reprime gli stati emotivi e più le emozioni
finiscono per controllare l’individuo, fino a gestirlo.

Convivenza emotiva è sinonimo di gestione e non di controllo e compressione; di conseguenza domare e comprimere quello che di più naturale c’è  nell’ambito energetico umano non garantisce il benessere emotivo individuale, e dunque l’equilibrio di un sistema di per sé perfetto. Reprimere le emozioni risulta, ahimè,  la strada in discesa che porta alla formazione del problema e del sintomo.  Pertanto, le emozioni in sé non sono il problema ma rappresentano la scintilla energetica  che rende viva la nostra esistenza.

Impariamo a riconoscerle come parte di noi; solo così finalmente sapremo conviverci.